Le vittime del "Generale Inverno"

 Il numero di interventi sanitari su strada durante l’inverno subisce un incremento significativo [1] . Un problema che si presenta spesso in questo periodo, a maggior frequenza tra gli assistiti dediti all'alcool, è quello dell’ipotermia, ovvero la riduzione della temperatura corporea.

 

Tra Dicembre e Febbraio i servizi sanitari a favore dei senza fissa dimora sono maggiormente orientati alla somministrazione di farmaci anti infiammatori e antibiotici; tali scelte terapeutiche sono secondarie a una aumentata incidenza di patologie infettive, prevalentemente di tipo respiratorio, tra le quali faringiti, tonsilliti, polmoniti, bronchiti e sinusiti.

 

L’utilizzo ripetuto degli stessi abiti o lo scambio di coperte e sacchi a pelo inoltre, favorisce il propagarsi di patologie infettive cutanee, come la scabbia e la pediculosi.

 

La riduzione della temperatura ambientale costringe i clochard a cercare riparo in luoghi al coperto come stazioni metro, chiese, dormitori, stazioni di servizio oppure ospedali; non a caso la maggior parte dei decessi su strada si riscontra proprio in questo periodo.

Per combattere il freddo alcuni assistiti tendono a dedicarsi all'alcool più di quanto non facciano nei periodi estivi, con conseguente stato soporoso che li rende ancora più vulnerabili alle temperature rigide.

 

Durante i servizi invernali di volontariato su strada è una buona prassi somministrare bevande calde e cibi al alto contenuto calorico, oltre che verdure ed eventualmente integratori vitaminici. Le disvitaminosi soprattutto del gruppo B sono largamente presenti tra gli alcolisti, e sono cause di svariati tipi di neuropatie, tra le quali la Wernicke Korsakoff e il Beri Beri (su questo ci torneremo in un articolo specifico).

 

La distribuzione di coperte e vestiti, senza tralasciare i ricambi di biancheria intima, sono un punto cruciale per combattere il freddo, e molto spesso le coperte sono soggette a furto all’interno delle comunità di clochard.

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  "Inside a winter storm"- Foto scattata a Roma, Ospedale S.Andrea nel 2012

 

 

Dal punto di vista didattico, il sanitario che si trova ad affrontare il paziente ipotermico deve tenere a mente i vari tipi di ipotermia in base alla temperatura corporea.

 

L’ipotermia si classifica in lieve (35°-32°), moderata (32°-28°), grave (28°-20°), molto grave (20°-14°) e profonda (<14°) [2].

 

Dal punto di vista pratico la misurazione della temperatura corporea nel contesto pre-ospedaliero, o comunque per strada, non è agevolissima, ci si affida dunque alla classificazione della Swiss Society of Mountain Medicine [3], che la classifica in base alla presenza del brivido e al livello di coscienza

 

 

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L’assenza del brivido definisce un passaggio a un livello di ipotermia più profondo, in questo caso, l'ospedalizzazione è imperativa.

L’arresto cardio-respiratorio impone l’esecuzione del protocollo ALS da parte di un medico e di un’equipe addestrata.

Ricordiamo sempre che sotto i 30° non è indicata la defibrillazione né l’uso di farmaci cardio-attivi, poiché il cuore ipotermico può essere insensibile a tali presidi e il metabolismo ne è rallentato, ne consegue un rischio di accumulo e tossicità.

 

Le misure generali valide per tutti i pazienti includono la rimozione degli abiti freddi e l’esecuzione del riscaldamento passivo mediante isolamento del corpo con coperte di lana o alluminio.

Ci sono due tipi di riscaldamenti attivi, ovvero quello esterno con gas riscaldati, e quello interno mediante infusione di liquidi caldi per via endovenosa, sondino naso-gastrico o catetere vescicale.

 

Mai dimenticare di valutare la glicemia, poiché i movimenti muscolari causati dal brivido possono consumare le riserve energetiche del paziente [4] , complicando l’ipotermia con l’ipoglicemia, inoltre il clochard dedito all'alcol è ipoglicemico fino a prova contraria, poiché in talune condizioni questi soggetti sostituiscono il cibo con le bevande alcoliche (dato empirico e limitato all'esperienza dello scrivente, quindi da non prendere come assoluto).

 

Il medico volontario su strada, qualora supportato da ambulanza e team sanitario, oltre alla dotazione “ALS” dovrebbe avere a disposizione anche una piccola borsa durante l’inverno per  l’eventuale “emergenza freddo”, composta da:

 

 

 

LINK UTILI:

Le risorse su strada nel comune di Roma

Trovasocial.it:  La nuova piattaforma web in grado di trovare le risorse sul territorio (ascolto, mense, ambulatori, istruzione, lavoro, alloggi, servizio docce, ambasciate).

 

 

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AUTORE DELL’ARTICOLO: Dott. Marco Matteoli, ufficiale medico del Corpo Militare della Croce Rossa, specialista in Diagnostica per Immagini e medico volontario della Croce Rossa Italiana. Attualmente studente di Cooperazione Internazionale e Sviluppo all’Università di Roma “Sapienza”

Email: lamedicinadellapoverta@gmail.com

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BIBLIOGRAFIA

[1] Matteoli, M., Scaringi, C., Bracci, S., Carella, P., Fruttaldo, L., Laurenza, M. and Angeloni, U. (2013). Four Years of Voluntary Health Service among Homeless Persons in Rome. Open Journal of Social Science Research, 1(6), p.146.

 

[2] Van der Ploeg, G., Goslings, J., Walpoth, B. and Bierens, J. (2010). Accidental hypothermia: Rewarming treatments, complications and outcomes from one university medical centre. Resuscitation, 81(11), pp.1550-1555.

 

[3] IMK AG, i. (2016). ISMM - International Society for Mountain Medicine. [online] Ismm.org. Available at: http://ismm.org/

 

[4] Lockey, A., Abbas, G. and Brisart, J. (2011). Advanced life support. Edegem: European Resuscitation Council.

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