Una mostra fotografica...

...al prezzo di una coperta

ULTIMA MOSTRA:

Biblioteca Ennio Flaiano, via Monte Ruggero 39 (pochi passi dalla metro B), dal 5 al 21 Dicembre 2016

 

Durante i quindici giorni della mostra è stato possibile donare delle coperte (in buono stato) poi devolute per le molteplici attività invernali della Croce Rossa Italiana a favore dei vulnerabili.

"Umanità Invisibile"

 Ritratti di senza Fissa Dimora 

Fotografie scattate dal 2009 al 2015 tra Roma e Praga, che ritraggono un microscopico aspetto del variegato mondo dei senza fissa dimora, composto da realtà spesso divise e distinte, altre volte amalgamate tra di loro, e all’interno di questi micro mondi si presentano differenti individui, dall’extra-comunitario che non riesce ad integrarsi, all’alcolizzato, al malato di mente, al disperato, all’uomo che per svariati motivi non ha un posto dove vivere.

Alcuni di loro hanno gli occhi di chi ha perso la speranza, altri non hanno abbastanza senno per avere speranza, altri lo fanno per scelta, e questi ultimi sono quelli più interessanti, poiché sono in grado di metterci di fronte ad una mappa della realtà apparentemente assurda, un concetto di libertà difficile da comprendere in una società che è spesso pronta a barattare la propria libertà anche solo con una parvenza di sicurezza.

"Hope-men walking"

Migranti e campi di transito

Fotografie scattate nel 2014 in alcuni campi di transito “irregolari” di Roma e provincia prima di essere smantellati dall’ordine pubblico.

Queste foto ritraggono i volti e le espressioni dei “transitanti” o “camminanti”, popolazioni migranti dall’Africa all’Europa del Nord passando per l’Italia.

Come si nota, i “transitanti”, prevalentemente di origine africana, riproducono nella loro  “bidon ville”, usi e costumi abbandonati nella loro terra natia: abitazioni fatte di travi, e pezzi rimediati, vecchi letti all’aperto sfatti, terreno impervio, tralicci, edifici fatiscenti, bucato appeso a cavi elettrici, cibo cucinato con fornelli ad alcool, tanto da trasformare un piccolo pezzo di periferia romana, in un “angolo di Africa”, solo in apparenza, senza controllo.

"Figli di Afghanistan"

Ritratti di bambini afghani

Fotografie scattate a bordo di un mezzo militare tra il 2015 e il 2016 in Afghanistan.

Molti dei bambini afghani ritratti venivano incontro ai mezzi in movimento per salutarci, ma molti, troppi, venivano a chiederci “acqua” o “pane”, spesso durante una corsa forsennata, in un secondo momento battezzata “la corsa dell’acqua”.  Pochi sanno che in Afghanistan il 20% della popolazione controlli il 100% dell’acqua disponibile e che il 25% dei bambini muoia per la mancata potabilizzazione delle acque o addirittura per mancanza della stessa. I bambini, in una terra ove la definizione di povertà non può essere limitata solo a quella materiale, sono i soggetti più vulnerabili, a rischio, oltre che di carestia e di malattie infettive, anche di reclutamento come “bambini soldato”, di commercio da parte di familiari o orfanotrofi, o utilizzati come tramiti per attacchi kamikaze.

"Right-less women"

Donne afghane nella vita quotidiana

Fotografie scattate a bordo di un mezzo militare tra il 2015 e il 2016 in Afghanistan.

Le donne Pashtun, (gruppo etnico - linguistico che abita prevalentemente l'Afghanistan orientale e meridionale e il Pakistan), con il loro comportamento, detengono l’onore e l’orgoglio dell’intera famiglia, ed il capofamiglia impone loro una condotta di semi clausura. Nelle aree rurali, la trasgressione di una donna è pagata con il disonore dell’intera famiglia, e in certi casi anche con la vita stessa. La maggior parte delle donne recluse nelle carceri hanno come colpa il semplice “andare via di casa” per poter fuggire alle violenze da parte del marito, oppure a seguito di “reazioni” contro il marito stesso. Molto spesso, l’unica via di fuga delle donne è proprio il carcere, dove paradossalmente riescono a trovare un “surrogato” di libertà, mentre altre, agli estremi, preferiscono togliersi la vita.

"Disegnando casa"

Disegni di bambini che stanno x lasciare il loro paese martoriato dalla guerra

Disegni su formato A3 creati da un piccolo gruppo di bambini afghani nel 2015, durante un servizio di protezione internazionale eseguito a Herat a favore di interpreti afghani e delle loro famiglie.

Durante il  servizio, i militari del contingente italiano a Herat hanno garantito un viaggio in Italia agli interpreti che hanno lavorato per anni a favore della coalizione, e che per motivi di sicurezza hanno preferito abbandonare la loro terra assieme alla loro famiglia.

I figli di questi interpreti, durante l’attesa che ha preceduto il volo, sono stati intrattenuti dal personale militare (Esercito, Aeronautica e Corpo Militare di Croce rossa) con matite colorate e fogli A3, nei quali hanno raffigurato ciò che stavano per abbandonare, dalla loro concezione di “casa” ai carro armati ai i mezzi militari che vedevano quotidianamente per le strade

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