LE NARRAZIONI DELL’ODIO: dalla cartografia satirica del XIX secolo ai social network


PRINCIPI DI COMUNICAZIONE E PROPAGANDA

L’illustrazione dell’argomento politico nasce già nel XVI secolo, ma sarà solo nell'Ottocento che diventerà una forma di comunicazione di larga circolazione, grazie ad alcune fondamentali innovazioni tecniche nel settore della Stampa[i].

Una comunicazione rivolta verso un popolo analfabeta doveva, per forza di cose, penalizzare allusioni sofisticate a favore di messaggi più semplici. Al fine di raggiungere questo obiettivo, venivano impiegate anche caricature e immagini, accompagnate al massimo da testi composti da pochissime parole[ii].

Nel 1870 il caricaturista Paul Hadol divenne celebre per una carta umoristica raffigurante l’Europa a mezzo di stereotipi[iii]; le illustrazioni raccontavano in chiave umoristica le tensioni tra i Paesi europei in quel periodo storico. Tali rappresentazioni ci hanno permesso di comprendere la propaganda politica del periodo.

Le carte geografiche satiriche hanno avuto un enorme spazio nelle raffigurazioni geopolitiche sia del XIX che del XX secolo[iv], alcune di essere con fini semplicemente umoristici, altre con fini propagandistici, soprattutto dalla prima guerra mondiale in poi.

La comunicazione per le masse subì una grande influenza dagli studi del sociologo francese Gustave Le Bon del 1895, e il suo libro “psicologia delle folle”[v] divenne una sorta di manuale per gli agitatori politici.

LA PSICOLOGIA DELLE FOLLE

Scrive Gustav Le Bone: <<Le folle sono un po' come chi dorme, la cui ragione, momentaneamente sospesa, lascia risvegliare immagini mentali di una intensità estrema che però si disperderebbero velocemente se fossero sottoposti a riflessione. Le folle non sono capaci né di riflessione né di ragionamento>>.[vi] Con queste parole, il sociologo francese sottolineava quanto sia in realtà semplice influenzare le folle, non mediante sofisticati ragionamenti o argomentazioni, ma anzi, usando un linguaggio elementare e facendo perno sugli istinti primordiali situati nelle più oscure prigioni dell’animo umano.

<<Gli dei, gli eroi e i dogmi si

impongono e non si discutono:

quando si discutono, svaniscono.>>

G. Le Bone

L’evoluzione della mente umana fa si che la ragione, anatomicamente rappresentata nella corteccia cerebrale, sia il freno inibitore, o comunque un filtro, alle emozioni primordiali come la fame e la paura[vii]. Un individuo messo in condizioni di ragionare, quindi elaborare in maniera critica il proprio mondo, è in linea di massima in grado di discernere il vero dal falso, cosa che non può fare l’individuo piegato a istinti animali che di fatto impediscono ogni capacità di ragionamento critico.

Alla base della psicologia umana vi è un continuo tentativo di fuggire al dolore per andare verso al piacere, e in base a siffatto postulato, la paura di un dolore fisico o emozionale abolisce ogni ragionamento logico, proprio degli stati evolutivi superiori.

Prima di fomentare l’odio, le narrazioni di massa instillano un sentimento di paura, e se rivolte verso un essere informe e acritico come appunto la folla, generano odio collettivo.

CARTE PER L’ODIO E CARTE PER LA PAURA

L'utilizzo delle carte e della satira per fomentare l'odio è una costante di tutti i movimenti nazionalistici che si svilupparono in Europa sul finire dell’ottocento, con maggiore intensità in Francia e in Germania[viii] e diretti contro una consistente comunità ebraica, ai tempi scarsamente integrata, ma che, nonostante periodi di crisi economica, continuava a condurre un'esistenza relativamente agiata. Come se non bastasse, gli ebrei si attirarono ulteriormente l'odio dell’opinione pubblica, poiché era loro abitudine prestare soldi a strozzo alle famiglie sul lastrico[ix], abitudine conosciuta e narrata già dalla fine del XVI secolo da William Shakespeare nella sua opera teatrale intitolate “il mercante di Venezia” (The Merchant of Venice).

In Francia, una lontana tradizione cattolica aveva già identificato gli ebrei negli ambienti del sistema bancario e della speculazione finanziaria, come si poteva trovare nelle numerose illustrazioni francesi dell'epoca[x]. La rivista “Le Rire” del 16 aprile del 1898 mostra una caricatura di un banchiere del ramo francese della famiglia Rothshild, governatore della Banca di Francia, come un mostro con il mondo tra le sue mani, come a bramare il potere assoluto su di esso.

Il nazionalismo francese attaccava soprattutto i nemici interni tra i quali protestanti, i massoni, gli immigrati e gli ebrei; non poche volte veniva proposta una narrazione che utilizzava immagini che ritraevano una piovra con la testa dai tipici tratti somatici attribuiti all'iconografia popolare dell'ebreo.

Le carte furono largamente utilizzate per le propagande politiche anche durante la prima e la seconda guerra mondiale, con l’obiettivo principale di fomentare l'odio verso le nazioni entrate in guerra contro la propria e acquisire un’opinione pubblica favorevole.

I manifesti della Seconda Guerra Mondiale si distinsero per la violenza e la crudeltà delle immagini e delle metafore usate[xi].

La battaglia della propaganda precedette quella sul campo già molto tempo prima dello scoppio delle ostilità: i propositi espansionistici di Hitler spaventavano le opinioni pubbliche dei paesi democratici e ispiravano anche artisti affermati.

"Gott strafe England" (lit. Dio punisca l’Inghilterra) è stato uno slogan scritto su manifesti, pamphlet, cartoline, mappe e francobolli; questo slogan fu introdotto dopo la prima Guerra mondiale e usato dalla Germania per fomentare l’opinione pubblica contro l’Inghilterra. “Gott strafe England” fu creato dal poeta ebreo-tedesco Ernst Lissauer (1882-1937), che creò anche il poema “Hassgesang gegen England” (lit. "Canzone di odio contro l’Inghilterra", meglio conosciuta come "Inno dell’odio"). Sfortuna volle che fu giudicato più ebreo che tedesco durante il periodo dell’olocausto, fu dunque perseguitato dal medesimo regime che egli stesso aveva contribuito a creare[xii].

AL DI LA DEL BENE E DEL MALE

Zygmunt Bauman nel libro “le sorgenti del male”, riprendendo Milan Kundera, sostiene che i grandi conflitti umani non possono essere interpretati ingenuamente come una lotta fra il bene e il male[xiii], ma vanno compresi invece alla luce delle dinamiche dalle quali sono nati

Anche Hannah Arendt si oppone nettamente alla riduzione dei fenomeni sociali alla psiche individuale[xiv], e osserva che il vero genio tra i dottori nazisti era Himmler, il quale dominò le masse rivolgendosi alle paure delle persone semplici, lavoratori e padri di famiglia.

Hannah Arendt intendeva che le mostruosità non hanno bisogno di mostri, che gli oltraggi esistono senza che vi siano perciò personaggi mostruosi e sadici, anzi sottolineò quanto Hadolf Heickman fosse in realtà una persona terribilmente e spaventosamente normale nei suoi modi[xv].

Il mondo sarebbe senza ombra di dubbio un posto sicuro e confortevole se a perpetuare azioni mostruose fossero dei mostri e soltanto dei mostri.

Contro i mostri possiamo proteggerci, possiamo condannarli, imprigionarli e isolarli, ma purtroppo eminenti psicologi come Zimbardo[xvi], Bandura[xvii] e Milgram[xviii] confermano il fatto che le azioni mostruose possono essere fatte da persone apparentemente normali e non necessariamente da esseri umani mentalmente deviati o pervertiti.

Il filosofo e scrittore tedesco Günther Anders nell’opera “Noi, figli di Eichmann” parla della sindrome di Nagasaki[xix], ovvero della ripetizione di violenze storicamente pregresse, non solo come fatto possibile, ma anzi probabile. Come scrive Anders: «siamo noi, in questa età delle macchine, gli ultimi resti di un passato che non sono riusciti finora a ripulirsi dai sedimenti tossici delle passate atrocità?».

La paura è certamente uno degli istinti primordiali degli esseri umani: all’interno di un nucleo familiare, l’istinto ancestrale di protezione della famiglia, o comunque della prole, è quello che di fatto permette la sopravvivenza della specie, e dunque ontogeneticamente tra i più antichi dopo quello di sopravvivenza individuale.

Narrazioni che incutono la paura, anche insensata, che una specifica categoria di individui possa perpetrare azioni malvagi contro persone care, generano in automatico un senso di incertezza e pregiudizio verso tali categorie.

Attraverso questo tipo di narrazione, l'opinione pubblica viene mossa e manipolata in modo da creare dei nemici anche dove i nemici non ci sono, capri espiatori sui quali riversare le cause dei propri mali.

Nel momento in cui una categoria di individui diventa la causa dei mali della società, il singolo individuo ,iscrivibile all’interno di quella categoria, diventa l’incarnazione del male, a prescindere dalla sua innocenza o buona fede.

Un esempio pratico lo identifichiamo nella persecuzione del popolo ebraico durante il secondo conflitto mondiale.

L'antisemitismo iniziò dal primo dopoguerra, in piena crisi economica, quando la Germania, piegata dei debiti di guerra, si trovò con una disoccupazione del 50% e una svalutazione del marco senza precedenti. Il regime necessitava di un capro espiatorio, in quel caso furono gli ebrei (tra gli altri), ovvero una minoranza sostanzialmente ben inserita nella società, da incolpare per tutti i mali della società stessa.

Storiograficamente possiamo descrivere le seguenti tappe, tutte accompagnate da una narrazione ben precisa: -A gennaio del 1933 Adolf Hitler diventò cancelliere;

-Nel 1934 il regime iniziò con il boicottaggio degli ebrei dagli incarichi pubblici, si passò poi a escluderli dalle università e dal servizio militare; -Nel 1935 attraverso le leggi di Norimberga gli ebrei furono privati della quasi totalità dei diritti, soprattutto politici; -A Luglio del 1937 comparve il "manifesto della razza", gli ebrei furono obbligati ad avere una carta di identità speciale; -A Novembre del 1937 ci fu la "notte dei cristalli", tutti i negozi ebrei furono assaliti dalla folla e distrutti; -Nel 1939 iniziarono le deportazioni; -Il 20 gennaio 1942 le deportazioni si estesero a tutta l'Europa[xx]. Le persecuzioni non riguardarono solo gli ebrei, ma accanto a quella narrazione si accostarono altre narrazioni analoghe per colpire altri nemici comuni come gli avversari politici, i massoni, i portatori di handicap, i rom, gli omosessuali e qualunque altra tipologia di essere umano che non rispettasse i canoni standard di un idealtipo concepito dal regime tedesco.

LE NARRAZIONI NELL’EPOCA DELLA COMUNICAZIONE 2.0

Se con la comunicazione a mezzo stampa l’informazione per la massa doveva per forza di cose subire dei controlli editoriali e comunque avere un costo vivo di produzione, allo stato attuale, con l’avanzare delle tecnologie e soprattutto con il mutamento della società, la comunicazione per le masse utilizza in larga parte il web e soprattutto i social network.

Il passaggio a questa nuova dimensione comunicativa rende le narrazioni divulgabili in maniera direttamente proporzionale al grado di impegno emotivo del singolo lettore verso quell’argomento.

Gli schemi delle narrazioni seguono esattamente gli stessi schemi del XIX secolo: in un tessuto sociale disgregato, incerto ed economicamente in crisi, si utilizzano immagini emotivamente impegnate, frasi brevi, o piccoli slogan; l’ingrediente fondamentale è trovare un nemico da odiare e che sia egli in maniera incontrovertibile la causa dei mali della società.

I social network sono uno strumento di narrazione molto più rapido, economico e sicuro rispetto la semplice propaganda su carta; i motivi sono svariati: i programmi di fotoritocco oramai sono alla portata di chiunque, anche in assenza di competenze informatiche specifiche; una notizia falsa e fomentatrice di odio può partire da utenti falsi creati appositamente e gestiti da software appositi chiamati “bot”, il che rende quasi impossibile trovare i veri autori della notizia falsa al fine di sanzionarli; infine, se la notizia, l’immagine, il meme o il video viene indirizzato in primis verso utenti che hanno degli orientamenti ideologici compatibili con la verosimiglianza di quella notizia, la condivisione della notizia falsa è immediata e virale, il che porta inevitabilmente alla creazione e alla diffusione massiva della narrazione.

Gli esempi di narrazioni indirizzate alla manipolazione dell’opinione pubblica sono molteplici, di seguito un esempio di narrazione e di contro-narrazione:

1) La narrazione di una presunta pericolosità del fenomeno migratorio sia dal punto di vista sociale, che economico che di sicurezza, ha fomentato la nascita e la consolidazione di nuovi movimenti xenofobi.

2) Di contro, la narrazione di violenze da parte di falangi neo-fasciste ha radicalizzato ideologie oppositive di partiti e movimenti di tipo anti-fascista, che paradossalmente, in talune situazioni si sono trovati a operare allo stesso identico modo degli oppositori ideologici che vogliono combattere.

Nel circuito della narrazione, uno stesso identico fenomeno sociale può essere letto, interpretato e rivenduto attraverso due narrazioni diametralmente opposte.

Uno dei meccanismi di funzionamento della comunicazione sui social network si affida all’algoritmo chiamato EdgeRank[xxi] ovvero un utente riceve prevalentemente informazioni calibrate sui propri gusti, tale meccanismo fa si che un utente medio, anche se contornato da una cerchia di 2000 amici o follower, di fatto legga sempre le notizie riguardanti le stesse persone e gli stessi argomenti, che guarda caso la pensano come lui o in maniera opposta alla sua (a seconda dei like e dei commenti che l’utente utilizza).

Attraverso tale meccanismo si genera un loop informativo mono direzionale[xxii] che ha come effetto il rafforzamento delle opinioni dell’utente a riguardo di uno o più fatti sociali, limitando di fatto la sua mappa della realtà solo a quello specifico segmento, oscurando tutto il resto[xxiii].

Gustav Le Bone definiva le masse come incapaci sia di riflessione che di ragionamento[xxiv], e in virtù di questo, una comunicazione tanto rapida quanto superficiale, caratteristica del nostro periodo storico, può diffondere le narrazioni dell’odio a una velocità tale da contribuire alla destabilizzazione dei nostri, sempre più precari, equilibri sociali. Un popolo distratto e spaventato, da che mondo e mondo è quello più facile da manipolare, un popolo che in condizioni estreme potrebbe, in virtù di una apparente sicurezza, desiderare di cedere parte della sua libertà. Si può solo sperare che ad avere l’ultima parola sarà sempre e comunque la ragionevolezza.

AUTORE DELL’ARTICOLO: Dott. Marco Matteoli, ufficiale medico del Corpo Militare della Croce Rossa, specialista in Diagnostica per Immagini e medico volontario della Croce Rossa Italiana. Attualmente studente di Cooperazione Internazionale e Sviluppo presso l’Università di Roma “Sapienza”.

Email:lamedicinadellapoverta@gmail.com

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COLLABORAZIONE TECNICA E REVISIONE: Prof. Edoardo Boria, professore associato di Geografia Politica ed Economica presso la Facoltà di Scienze Politiche, Università di Roma “Sapienza”

Email: edoardo.boria@uniroma1.it

BIBLIOGRAFIA

[i] Boria, E. (2012). Carte come armi. Geopolitica, cartografia, comunicazione. [Roma]: Edizioni Nuova Cultura

[ii] Boria, E. (2007). Cartografia e potere. [Torino]: UTET Università.

[iii] Bord, J. (2012). L'univers des cartes. [Paris]: Belin.

[iv] De Micheli, M. (1973). Manifesti rivoluzionari. Milano: Fabbri.

[v] Le Bon, G. (1895). Psychologie des foules. Paris: Retz - C.E.P.L.

[vi] ibidem

[vii] Kandel, E. (1976). Cellular basis of behavior an introduction to behavioral neurobiology. San Francisco: W H Freeman.

[viii] Rhodes, A. (1980). Histoire mondiale de la propagande de 1933 à 1945 (Propaganda, the art of persuasion in World War II., franz.).

[ix] Osservatorioantisemitismo.it. (2018). Antisemitismo: tutto quello che avresti voluto sapere e non hai mai osato chiedere Available at: http://www.osservatorioantisemitismo.it/approfondimenti_category/domande-frequenti/

[x] ibidem

[xi] Rhodes, A. (1980). Histoire mondiale de la propagande de 1933 à 1945 (Propaganda, the art of persuasion in World War II., franz.).

[xii] Boria, E. (2012). Carte come armi. Roma: Nuova cultura.

[xiii] Bauman, Z. and Park, Y. (2013). Le sorgenti del male. Trento: Erickson.

[xiv] Arendt, H. (2009). La banalità del male. Milano: Feltrinelli.

[xv] Bauman, Z. and Park, Y. (2013). Le sorgenti del male. Trento: Erickson.

[xvi] Zimbardo, P. and Leippe, M. (1991). The psychology of attitude change and social influence. Philadelphia: Temple University Press.

[xvii] Bandura, A. (2014). Autoefficacia: teoria e applicazioni. Milano: Fabbri.

[xviii] Milgram, S. (1974). Obedience to authority - an experimental view.

[xix] Anders, G. (1995). Noi figli di Eichmann. Firenze: La Giuntina.

[xx] Vidotto, V. and Sabbatucci, G. (2012). Storia contemporanea. Il novecento. Roma: Laterza.

[xxi] Edgerank.net. (2018). EdgeRank. [online] Available at: http://edgerank.net/#What-is-EdgeRank

[xxii] The Vision. (2018). Come Facebook cambia il nostro modo di percepire la realtà - The Vision. [online] Available at: http://thevision.com/innovazione/facebook-ci-cambia/

[xxiii] Markomorciano.com. (2018). Cos'è l'EdgeRank di Facebook e come aumentarlo | Marko Morciano. [online] Available at: http://www.markomorciano.com/3071/articoli/social-media-marketing-2/aumentare-edgerank-facebook/

[xxiv] Le Bon, G. (1895). Psychologie des foules. Paris: Retz - C.E.P.L.

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